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Viareggio
1882 - Lido di Roma 1936
CENNI BIOGRAFICI.
1882
Lorenzo Viani nasce a Viareggio, accanto alla darsena vecchia; trascorre
l'infanzia nell'ambiente della darsena viareggina, spettacolo quotidiano
di miseria e di squallore, e a contatto con la "canaglia" asservita
ai Borboni. Precocemente segnato dalle difficoltà della vita, confessa
alla madre di essere ossessionato dal pensiero della morte.
1888-93 L'esperienza scolastica si arresta all'inizio della
terza elementare per una congenita insofferenza a ogni forma di
disciplina; il tarlo dell'anarchia si insinua nella giovane mente.
1893-98
È apprendista presso il barbiere Fortunato Primo Puccini
e presso il socialista anarchico Narciso Fontanini. Incontra personaggi
di primo piano come Leonida Bissolati, Andrea Costa, Menotti Garibaldi,
Plinio Nomellini, Giacomo Puccini, Gabriele D'Annunzio e altri.
Nel frattempo il padre è licenziato dai Borboni e la famiglia piomba
nella miseria più nera.
1898-99
Prende a disegnare con crescente interesse; un ritratto del musicista
Giovanni Pacini attira l'attenzione dei viareggini; primi viaggi
esplorativi a Pisa e a Lucca. In Versilia e in altre località italiane
la lotta di classe si fa sempre più aperta: folle esagitate, precedute
da bandiere nere, invadono le piazze dei paesi, stazionano davanti
ai forni, frantumano le vetraglie. L'incontro con il sociologo Pietro
Gori e i frequenti contatti con i socialisti Vico Fiaschi e Luigi
Salvatori decidono la definitiva adesione di Viani all'anarchia;
talvolta il giovane dorme sulle pietre del molo o passa le notti
al "Casone", ritrovo abituale di vagabondi, di ricercati e di liberi
pensatori.
1900-03
Su consiglio di Plinio Nomellini, che lavora a Torre del Lago, si iscrive all'Istituto d'Arte Passaglia di Lucca, dove incontra Moses Levy e Spartaco Carlini.
1904
Si iscrive alla Libera Scuola di Nudo annessa all'Accademia di Belle
Arti di Firenze, dove segue i corsi di Calosci e Fattori, pur continuando
a dimostrare una chiara insofferenza per le discipline accademiche.
1906
Affitta uno stanzone a Torre del Lago e frequenta Giacomo Puccini,
che considera con ironia i soggetti dei suoi dipint. Plinio Nomellini
continua invece a incoraggiare le sue ricerche pittoriche.
1907
Nella redazione fiorentina del "Popolo" incontra il poeta ligure Ceccardo Roccatagliata Ceccardi, che va cercando proseliti per la sua "Repubblica d'Apua". Espone alcuni disegni alla VII Biennale di Venezia, che, grazie alla recensione di Luigi Campolonghi, avviano la leggenda del pittore dell'orrido e della miseria. Durante questa esposizione scopre l'opera di Laermans e simpatizza con Umberto Boccioni. Partecipa all'Esposizione nazionale d'arte umoristica di Messina e riceve la prima medaglia della sua vita.
In novembre è a Genova, dove collabora con disegni satirici alla
rivista anticlericale "La Fionda", diretta da Luigi Campolonghi.
Illustra La zattera dello stesso e il poemetto in dialetto
ligure I ribelli di Francesco Muratorio, che viene pubblicato
l'anno successivo. In questo soggiorno Viani matura un notevole
orientamento pittorico.
1908
In gennaio è a Parigi dove ha modo di visitare la retrospettiva
di Van Gogh, allestita alla Galene Bernheim-Jeune. Dopo un breve
soggiorno in casa Fleury, approda al dormitorio pubblico della Ruche,
in rue Dantzig. Inizia la dura esistenza che sarà rievocata in Parigi
(1925).
1909
Agli inizi dell'anno è di nuovo a Parigi. Continua a rifuggire i
ritrovi mondani e non avvia alcun sodalizio consistente. In aprile
la Biennale di Venezia rifiuta le sue opere; le condizioni economiche
e psicologiche di Viani si fanno sempre più preoccupanti: per tornare
a Viareggio si adegua alle richieste di un piccolo editore di fogli
musicali. Verso giugno è di nuovo a casa; riprende a frequentare
gli anarchici locali.
1910
In dicembre la Giunta comunale di Viareggio gli concede una stanza
dello stabile della dogana; a questo periodo dovrebbero risalire
Consuetudine, l' Autoritratto oggi alla Galleria d'Arte
Moderna di Firenze, le illustrazioni per Fole e Sion
di Enrico Pea, uno degli intellettuali più in vista della "Repubblica
d'Apua".
1911
A Pisa partecipa a un comizio contro la guerra in Libia. In dicembre è di nuovo a Parigi. Incontra Amilcare Cipriani, il patriarca di tutti gli anarchici, Luigi Campolonghi, Alceste De Ambris, Jean Grave, Octave Mirbeau e altri esponenti dell'anarchia e dell'umanitarismo internazionale; in questo clima elabora dieci foschi e dolenti cartoni sugli effetti della guerra.
1912
II soggiorno parigino non si protrae oltre il 5-6 gennaio. Rientrato
a Viareggio, partecipa alle attività degli anarco-socialisti versiliesi;
in febbraio cura con il sindacalista Alceste De Ambris il libello
antimilitarista Alla gloria della guerra!, che viene stampato
dalla Camera del lavoro di Parma. L'album viene censurato dalle
istituzioni ufficiali; arrestato e imprigionato, Viani viene rilasciato
grazie all'appoggio di Luigi Salvatori e di altri amici. In maggio
prende la parola in un comizio contro la guerra.
1913
È presente agli scioperi dei muratori e dei tranvieri della
Versilia; in novembre partecipa alla tumultuosa manifestazione promossa
dalla Camera del lavoro di Carrara. Stabilisce nuove amicizie nell'ambiente
futurista di "Lacerba" (Papini, Ungaretti, Borsi e Rosai). Espone
al Salon d'automne di Parigi e alla Secessione di
Roma.
1914
Dipinge La benedizione dei morti del mare, lavora a Peste
a Lucca (o I lebbrosi). Espone al "Lyceum"
di Firenze, alla II Secessione di Roma e alla XI Biennale di Venezia.
1915
Nel febbraio Viani sostiene Cesare Battisti durante un tumultuoso comizio al Politeama di Viareggio. Espone dieci xilografie alla III Secessione di Roma. Tra l'ottobre e il novembre espone, grazie all'appoggio di Franco Ciarlantini, 624 opere al Palazzo delle Aste di Milano; la mostra si avvia in una cornice di mondanità e riscuote un caloroso consenso di pubblico e di critica. In dicembre, nuova importante personale al Bagno Nettuno di Viareggio, dove convergono, per l'ultima volta, gli esponenti della "Repubblica d'Apua".
1916
Il 26 luglio è finalmente chiamato alle armi (una sua precedente richiesta è stata respinta per i trascorsi anarchici).
1916-19
L'odissea di guerra inizia con l'addestramento al Forte di S. Benigno
a Genova e continua in zona di guerra. Partecipa a varie imprese
belliche (descritte in Ritomo alla patria, 1929) e alle iniziative
di propaganda patriottica. Corrisponde con gli amici vecchi e nuovi,
segue le numerose esposizioni che riscuotono un consenso progressivo;
nell'ordine: Milano, Roma, Viareggio, Firenze (1915 e '16), Forte
dei Marmi, Milano e Viareggio (1918), Firenze e Roma (1919).
Il I gennaio Viani conclude la lunga esperienza bellica, il 2 marzo sposa a Viareggio Giulia Giorgetti, maestra elementare, e si stabilisce a Montecatini.
Nel sereno ambiente della Valdinievole dipinge la serie degli Scolari.
L'8 agosto muore all'ospedale di Genova l'amico Ceccardo.
II Comune di Bologna acquista per 3.500 lire la serie degli Scolari.
Nasce la prima figlia dell'artista, Omelia.
1921
Nascita della seconda figlia, Mila. Inizia la collaborazione al
"Popolo d'Italia", in maggio esegue otto xilografie per Vogliamo
vivere di Gabriele D'Annunzio (cento copie numerate), ma il
lavoro non viene retribuito. Espone a Lucca e alla I Biennale romana.
1922
In agosto, in occasione del centenario della morte di Shelley, esegue
la copertina del numero unico che il Comune di Viareggio dedica
al poeta. A Montecatini porta a termine il primo libro, Ceccardo,
che viene stampato dalle Edizioni Alpes con una prefazione di Ardengo
Soffici. Alla XIII Biennale di Venezia espone La benedizione
dei morti del mare che desta l'interesse di Maurice Denis.
1923
Pubblica Ubriachi, e rientra a Viareggio. Alla vecchia "Repubblica
d'Apua" si va sostituendo una più tranquilla "Armata dei vàgeri",
di cui Viani è il generale, il quartiere generale di questa libera
associazione è il Caffè Torricelli, sul lungomare, ma il gruppo
frequenta anche "Buonamico". Inizia la serie di dipinti su Parigi.
1924
Si trasferisce con la famiglia a Fossa dell'Abate, ancora in aperta
campagna, espone due opere alla XIV Biennale di Venezia. Continua
a lavorare al ciclo parigino. Pubblica Giovannino senza paura.
1925
Pubblica, con successo di critica, Parigi, la testimonianza
romanzata della sua esperienza alla Ruche. In considerazione dei
suoi meriti artistici gli viene conferito l'insegnamento di ornato
all'Istituto d'arte "Passaglia" di Lucca, ma Viani mal si adatta
a questo lavoro, che porta avanti stancamente fino agli inizi del
'27. Personale a Villa Paolina di Viareggio con un catalogo illustrato
da diverse xilografie. II Comune di Viareggio delibera l'acquisto
del dipinto La benedizione dei morti del mare.
In giugno nasce a Lido di Camaiore il figlio Franco.
1926
Lavora al grande Albergo dei poveri. Espone sei opere alla
XV Biennale di Venezia.
1927
Inizia la collaborazione regolare al "Corriere della Sera", dirige la rivista "Riviera Versiliese" e pubblica I vàgeri. II 27 maggio viene inaugurato il Monumento ai caduti di Viareggio, eseguito con la collaborazione tecnica dello scultore Rambelli, l'opera suscita discussioni e polemiche.
Gli attacchi d'asma obbligano Viani a soggiornare a Bagni di Lucca.
1928
Pubblica Angiò uomo d'acqua (28 illustrazioni) e Roccatagliata. Espone 11 opere alla XVI Biennale di Venezia e una vasta selezione della sua produzione a Palazzo Paolina di Viareggio, in questa mostra, presentata da Margherita Sarfatti, è esposto il grande Dormitorio, una summa di tutti i personaggi intravisti o frequentati alla Ruche.
I sempre più frequenti attacchi d'asma lo portano in varie stazioni climatiche.
1929
Dipinge Georgica (o Le opere del mare, del ciclo e della terra), pubblica il romanzo autobiografico, Ritorno alla patria, che l'anno successivo vince, ex aequo con Anselmo Bucci, il Premio Viareggio.
1930
Pubblica il romanzo autobiografico II figlio del pastore.
Partecipa alla XVII Biennale di Venezia con Georgica e Veliero,
nuova personale a Palazzo Paolina di Viareggio, inaugurata da un
discorso di F. T. Marinetti. Partecipa a varie serate futuriste.
1931
Espone alla I Quadriennale di Roma II volto santo. Mussolini
dimostra interesse per l'opera e per l'autore. In agosto, nuova
esposizione personale allo Stabilimento Nettuno di Viareggio e nuovo
intervento di F. T. Mannetti.
Pubblica Versilia. Un nuovo attacco d'asma lo riporta a Bagni
di Lucca.
1932
Pubblica II "Bava", ispirato alle gesta del navigatore viareggino
Raffaello Martinelli; espone alla XVIII Biennale di Venezia, a Livorno
e a Viareggio.
1933
Nel settembre un nuovo attacco d'asma lo confina prima a Porretta,
poi a Bagni di Lucca e a Nozzano. A Viareggio rimanifesta i mai
sopiti sentimenti anarchici, destando l'irritazione dei fasci locali.
Scrive il libro Le chiavi nel pozzo, ispirato ai ricoverati
dell'Ospedale psichiatrico di Maggiano, aspira alla feluca dell'
Accademia d'Italia. Lavora ai pannelli per la stazione ferroviaria
di Viareggio. Personale alla Galleria Ferroni di Firenze e inaugurazione
della "Galleria Viani" nella casa di Fossa dell'Abate, ereditata
dalla moglie.
1934
Espone alla XIX Biennale di Venezia, a Viareggio, Lucca ecc.
1935
Espone alla II Quadriennale di Roma e al Lyceum di Firenze.
1936
L'asma non lo abbandona; Viani chiama presso di sé la famiglia. Il 2 Novembre, il giorno successivo al suo 54° compleanno, il vàgero indomabile e generoso muore stroncato da un collasso cardiaco. Il 3 Novembre la salma ritorna a Viareggio in un plebiscito collettivo di affetto e di rimpianto.
NOTA CRITICA.
Lorenzo Viani rappresenta un'isola nella pittura del Novecento italiano.
Nato all'ombra delle darsene viareggine, interpreta con un lessico
forte ma allo stesso tempo carico di grande umanità la storia
di una galleria variopinta di personaggi e situazioni dove spesso
predomina l'emarginazione, il dolore, il duro lavoro, ma nei tempi
della sua maturità dileggia con grande ironia la sempre combattuta
borghesia.
Viani è certamente interessato alle tendenze in atto, divisioniste,
realiste o simboliste che siano, è un artista in via di formazione
e risente del tardo divisionismo e dell'à plat macchiaiolo.
Esiste una critica che intende questi anni di Viani un'appendice
del rinnovamento e della mutazione svoltosi a Firenze nel mondo
della macchia. È una tesi, un equivoco fuorviante, che porta
a pensare che le opere della proto-storia identifichino l'intera
ricerca pittorica del versiliese. Le concezioni giovanili non sono
altro che un preambolo, per quanto affascinante, da osservare come
lezioni di un praticante che, successivamente, sarà del tutto
svincolato dai primi insegnamenti del fine secolo. Certamente proprio
nella maturità compaiono ritorni da considerarsi peraltro
come rivisitazioni di lontane nostalgie, ma questo persistere di
giovanili stilemi non determina in assoluto il linguaggio vianesco
che approda nel suo corso a lidi culturali, e poetici, d'altra valenza:
comunque decisamente attinenti ad una più vasta cultura europea.
Cubismo, Futurismo, Metafisica, Novecentismo non hanno lasciato
sulla sua pelle nessun segno duraturo. Giusta considerazione, quella
di Mario De Micheli, sull'artista estraneo a correnti e movimenti
anche se è alto il debito contratto con il caposcuola labronico.
Il momento fattoriano testimonia la formazione e l'esordio, ma già
la lettura del maestro è improntata alla volontà di
risalire a quei pressanti fenomeni artistici europei che da subito
interessano il giovane allievo.
Nuovi sono i contenuti dell'arte di Viani e, conseguentemente, i
soggetti dipinti: si prepara la protesta libertaria, ed egli descrive
la vita degli arsenali, che altro non sono che fucine a cielo aperto,
dove l'uomo acquisisce il riscatto e il lavoro-pena diviene lavoro-virtù,
simbolo d'emancipazione e d'indipendenza. Viani deforma espressionisticamente
i suoi attori, per una propensione istintiva che lo porta ad indagare
analiticamente la consistenza strutturale e psicologica dei personaggi,
e non la loro apparenza. La questione del doppio binario, Viani
pittore-disegnatore iniziale, è un nodo che va sciolto: non
esiste solo il Viani dei paesaggi, ma anche l'artista dell'interiorità
fantastica: ovvero il Viani dei reietti, degli uomini graffiati
con quello stile fatto di una molteplicità di segni neri,
solidi e innervati.
Viani è già pittore che accosta le figure della povera
gente, che intesse una tormentata vicenda immaginaria i cui protagonisti
sono personaggi di un preciso luogo della quotidiana esistenza,
ma già trasposti in un mondo fantastico dove ognuno di essi
acquista, nelle rappresentazioni dell'artista, una personalità
inquietante, rispondente alla congestionata invenzione quasi surreale
piuttosto che alla realtà cui nel tempo storico appartiene.
Viani utilizza anche una tecnica, la xilografia, che nell'antagonismo
netto tra il bianco e il nero esalta l'istantaneità espressionista
del linguaggio.
I soggiorni a Parigi danno la possibilità a Viani di interpretare
capitoli nuovi: Edvard Munch, Kees van Dongen, Ernst Ludwig Kirchner
sono i suoi punti di riferimento. Nelle loro opere, di forte valenza
europea, troviamo coincidenze con l'arte del giovane toscano, normalmente
relegato dalla critica al di fuori della realtà culturale
europea Quest'ultimo, è riconosciuto come uno dei grandi
cantori delle metropoli: i suoi sono racconti di solitudine, nevrosi
e degenerazione dei valori morali. II senso d'abbandono, i viandanti,
le peripatetiche del viareggino, non sono analoghi temi di vita?
II quotidiano pur vissuto nella misura di una cittadina come quella
tirrenica, non è tanto diverso da quello dei grandi centri
urbani: miseria, malattia, senso d'isolamento, scoramento, pazzia
e dolore non sono solo realtà metropolitane. L'essersi calato
in queste vicissitudini umane, averle scrutate, nei primissimi anni
del novecento, lontano da aree come Berlino, Parigi o Roma e Milano,
dove le stesse situazioni erano rese dai frenetici ritmi della vita
metropolitana, è con certezza un merito di Viani. A Parigi,
il nostro, agisce con lo stesso impegno, cambia solo l'ambiente
ma non la prosa, la vita nella città dei boulevards si dipana
più disumana e violenta di quella di Viareggio, ma il popolo
rimane popolo, la borghesia e ancora più borghesia.
Tornando a Viareggio Viani riconosce la bontà delle acquisizioni
linguistiche parigine che gli hanno consentito di verificare la
validità delle proprie scelte.
Terminata con molta delusione e gettata alle spalle con i suoi stenti
l'avventura estera, l'artista aumenta il proprio impegno politico,
ritrae i soliti compaesani.
Il mondo di Viani è messo in crisi dalla guerra . Sono nuove
e forti emozioni ma sono anche nuovi motivi di invenzione figurativa.
Ancora una volta è in campo la difesa degli umili, che cercano
nella fede conforto e protezione. Sono soldati semplici, una consuetudine,
uomini di bassa estrazione pronti a confrontarsi e scontrarsi, per
interessi altrui, con altrettanti simili differenti solamente nel
colore e nella divisa: e a loro si concede al massimo di combattere
e morire, e come gratitudine finale, ritrovarsi in un anonimo cimitero
di guerra.
La profonda ferita inferta alla sensibilità dell'artista
dalla vita del fronte trova conforto nel matrimonio, avvenuto subito
dopo il congedo. Dopo un periodo nella sua città natale,
Viani si trasferisce a Montecatini, aggirandosi tra le Terme ed
i luoghi di svago, incontrando la facoltosa gente in cura. Qui riprende
la sua personalissima battaglia contro la borghesia. In questo periodo,
compaiono nei lavori di Viani proposte in cui si assommano cronaca
e dileggio, spesso pervenendo ad una caustica forma d'immagine caricaturale.
Viani stesso dice: "l'artista [...] deve necessariamente
ingigantire il gesto nelle sue linee più espressive, l'artista
deve sproporzionare, solo a questo patto egli sarà eloquente
lo perciò ho sempre pensato che la caricatura sia la forma
più profonda dell'arte, chi non ha in se questo sguardo compenetrante
della eccezionalità delle cose, non può essere mai
un artista".
Da queste poche parole si capisce che il pittore esaspera i caratteri
somatici in funzione di un'introspezione psicologica la deformazione
caricaturale scandaglia l'ego degli individui soggetto della sua
indagine.
Dopo il 1920-1921 Viani dipinge spesso soggetti di paesaggio. È
una pittura per piani geometrici, che esprime potenza e bisogno
d'ordine dopo la prolungata ventata espressionistica. Una svolta
più forte nel lessico di Viani, un'arte quella del nostro
difficile da accettarsi per la cultura figurativa del tempo, avviene
dopo un insuccesso: dal 18 al 31 Gennaio 1929 a Milano, Viani espone
un nucleo di 66 opere più 52 studi di paese-disegni-acquarelli-tocchi
di penna, il fallimento artistico è parziale, quello finanziario
totale. La difficile situazione economica si risolverà grazie
anche all'interessamento dell'amico Italo Balbo, ma la crisi esistenziale
lo porterà ad un totale cambiamento nel suo incedere pittorico.
Le teorie dei derelitti o le sferzanti scene borghesi delle Pensioni
improvvisamente sono accantonate. Si affaccia nella sua pittura
un universo immaginativo nuovo non più incline al furore
e alla rivolta. Un ritorno sentimentale alle origini [...] alla
Viareggio delle darsene, o degli ex voto, un racconto popolaresco
e marinaro, quasi una voglia di rimettersi in discussione.
Si amplia la clientela di Viani: dal Podestà di Viareggio
a casa Ciano, musicisti come Mascagni, si crea una cerchia di acquirenti
che determinano un insperato successo mercantile del pittore. E'
il momento più controverso della sua vita di uomo e di artista,
il suo cedere all'equivoco, soprattutto politico, che coinvolse
molti artisti e uomini di cultura della stessa epoca .
Ad altri sta analizzare la vicenda politica della stona di Viani:
certo l'iniziale furore anarchico del viareggino propiziava - considerata
la generale situazione di disorientamento delle coscienze - la sua
convergenza verso un'ideologia che se gli parve innovativa e rivoluzionaria,
segnò in modo totalmente negativo il suo percorso.
Che Viani si salvi per ragioni di pittura non è sufficiente
a giustificare una sbandata politica che ovviamente non poco ha
nuociuto alla considerazione di quanto profondamente autentico e
positivo la sua attività artistica ha, anche nella seconda
parte del suo percorso, contenuto.
La biografia di Viani registra all'inizio degli anni trenta un acutizzarsi
della malattia, una tenace asma che lo affligge. L'artista sarà
costretto a continue peregrinazioni tra Porretta Terme, Bagni di
Lucca e Nozzano. Gli eventi dell'esistenza riportano l'artista alla
dimensione che gli è più propria, di acuta analisi
e scandaglio delle situazioni estreme della vita, di cui la sua
sensibile vena pittorica registra la tragedia.
II soggiorno nelle case di cura sospinge Viani a quella indagine
drammatica del reale che ha sin dall'inizio costituito il detonatore
della sua forte sorgente di prevalente vena espressionista. II contatto
con i degenti spinge l'artista ad una nuova, approfondita meditazione
Viene alla luce in questi anni una rinnovata carica analitica dell'immagine,
che si vale ora di un registro cromatico più contenuto ma
di un'estenuante, acutissima capacità indagativa del segno.
Ancora è il dolore umano il tema dominante di Viani, quasi
l'apparentemente felice intermezzo delle darsene e del porto [...]
fosse accantonato quale retaggio di un'epoca che aveva temporaneamente
obliato la più vera e profonda matrice della sua arte.
(Enrico Dei)
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