|
NOTA
BIOGRAFICA.
Alberto Pontani nasce ad Acquapendente, cittadina dell’Alto Lazio, nel ’39, si trasferisce nella città di Viterbo per frequentare il liceo e quindi a Roma dove segue i corsi universitari di architettura.
È durante questo periodo romano che partecipa ad alcune collettive di pittori presso la galleria d’arte “il Caminetto “ di via del Babuino.
Ha studio professionale di architettura, arredamento e design in Viterbo ed Acquapendente dove vive e lavora.
Nell’ultimo periodo è stato invitato a partecipare ad alcune collettive e alla prima edizione nazionale della mostra mercato di “arte moderna e contemporanea”nella città di Viterbo organizzata da Tuscia Expo.
Sue opere sono esposte in permanenza presso la galleria “Valorart “ in Viterbo.
NOTE
CRITICHE .
In alcune opere di Alberto Pontani ricorre l’immagine di una colomba, che richiama quella ben nota di Matisse; è un emblema, una proposizione di eventi, che sta ad indicare un programma di lavoro, collegato alla tradizione dell’arte moderna.
Pontani si attesta su questo orizzonte operativo con forte carica emotiva riversata in una linea astratta nella quale si immette una istanza di immediatezza gestuale, tuttavia, mediata e controllata tanto che ogni opera, evidenzia una base costruttiva, un progetto di razionalità quasi geometrica per cui l’immagine, pur nell’enfasi dell’intervento, presenta una scanzione di piani, di zone, che si propongono con una propria identità per amalgamarsi in un flusso plastico generalizzato.
E’ da rilevare, pertanto, come il raccordo con una avvertita cultura della modernità, sia presente sin dagli inizi quando, giovanissimo,Pontani si accosta alla pittura volgendo l’attenzione a grandi modelli quali Cezanne, Casorati, Morandi, ma anche Gottuso, dei quali coglie l’istanza primaria delle ragioni del colore, della luce, che consentono l’elaborazione di vividi e quasi solari dipinti.
Sono materiali che si sedimentano negli anni ei quali Pontani è assorbito dall’attività professionale architettonica, dalla configurazione ambientale degli interni abitativi attraverso la pratica del design e impongono una sospensione operativo-pratica, ma non certamente di introiezione di stimoli, di filtri selettivi che si manifestano con urgenza, con pulsioni fattuali allorché l’artista, come pressato da un includibile imperativo trascorrente tra esigenza morale e fisicità irrefrenabile, ritrova e ricuce i termini di un percorso vissuto sottotraccia con pause dense di una sotterranea riflessività intrisa di nostalgia di turbamenti, di tumultuanti pulsioni. Uscito allo scoperto, da qualche tempo, posto dinanzi alla tela, Pontani istituisce una sorta di corpo a corpo ravvicinato con la superficie bianca riducendo all’essenziale gli strumenti;opta per l’acrilico che consente fluidità immediatezza del risultato conseguente.
Come in una sorta di Finisterre , l’artista va al nocciolo del linguaggio che, trattandosi di pittura, non può non tenere conto della sostanza dei colori.
Ne deriva un turbinio di rossi, di gialli, di azzurri in forme astratte che si compenetrano, si scrutano per raccordarsi in impensati esiti, che vano dalla pura contabilità delle forme al baluginare di mondi cosmici, di itinerari urbani, di landscape di chiara ascendenza onirica confermati poi da taluni approdi fantasiosi a paesaggi che, nella monocromia di un azzurro notturno, rimandano a visioni lunari.
Questi paesaggi esprimono una esigenza identitaria cui corrisponde il bisogno di porre degli argini, dei punti fermi. Così, in taluni quadri, il fluire delle forme organicistiche è come rattenuto, fermato, da elementi lineari generalmente neri, che si dispongono in continuità o in quadrati reiterati al punto che, come rilevato da Giorgio Pulselli, acuto esegeta del lavoro di Pontani, assumono dimensioni di tratteggio e, quindi, di retta virtuale.
La ricerca di forme astratte come proiezione delle strutture mentali in simbiosi con elementi di riconoscibilità dell’immagine, fa approdare Pontani ad una intrigante operazione tutta incentrata sul motivo dell’albero. Rompendo l’assedio della emotività, placata la carica gestuale, l’artista ne coglie il valore segnaletico, di presenza totemica, che, in ogni caso, introduce nel vissuto l’elemento del mistero, il richiamo ad un ordine strutturale che, nella composizione pittorica, si palesa con punti di fuga, organismi tentacolari segnati dalla orizzontalità di una fascia bianca, che può essere strada, percorso sacrale, inquietante vuoto, contrapposto ad una profondità, a volte, enucleata in una luminosità centrale, altre volte attraverso la progressiva graduazione a zone di un colore basilare come il giallo, il rosso e più frequentemente l ‘azzurro.
Questo procedere evidenzia l’esigenza di razionalità, che del resto da sempre ha scandito la ricerca di Pontani e alla quale pare non essere estraneo il condizionamento derivante da una incoercibile forma mentis connessa alla pratica del lavoro architettonico del quale l’attività plastico-visiva si costituisce si costituisce come uno degli elementi del contesto di una complessività operativa.
(Luciano Marziano)
Pittori, scultori, ceramisti, grafici, scrittori……poeti insomma, si nasce o si diventa? La conoscenza, la sperimentazione, la cultura, il pensiero, crescono comunque nel tempo, anche inconsapevolmente, qualsiasi attività creativa si eserciti. Il bagaglio di esperienze accumulate in una vita può, ad un certo punto, indurre ad intraprendere una operosa attività di artista anche se prima si è apparentemente pensato soltanto alle cose inerenti la propria professione.
E’ il caso di Alberto Pontani, acquesiano, che dopo avere frequentato il liceo a Viterbo e i corsi di architettura a Roma,ha cominciato, ancora studente, a collaborare con vari studi professionali entrando subito nel mondo del lavoro. La passione per questa professione e la sua capacità lo hanno introdotto all’architettura praticata.
A perenne contatto con i problemi estetici delle forme, con la decorazione, con il design, ritornano in lui le memorie delle vecchie esperienze sul disegno, sulla pittura, sulla scultura esercitati in gioventù, poi abbandonati per necessità, ma evidentemente rimasti sotto la cenere ad alimentare un fuoco mai spento.
Nel duemila ricomincia a dipingere con passione, impegno, continuità e con un grande bagaglio di esperienze estetiche formali e formanti, artistiche e culturali.
E’ così che, rinascendo, è diventato un maturo, ma giovane artista là dove la giovinezza è commisurata all’inizio della sua nuova vita d’ artista e la maturità ad una impegnata attività di studio e professionalità.
Sentimenti, poetica, conoscenze ed energia, sono gli ingredienti essenziali del suo d.n.a.
Pontani analizza le forme geometriche con le quali ha sempre rigidamente giocato per capire da dove provengono e come si trasformino le masse irrazionali in geometrie matematiche e forme dal rigore architettonico, apparentemente concluse ma sempre aperte verso lo spazio dal quale traggono origine.
Sono i suoi disordini cosmici l’origine delle forme compiute come le silouettes di antiche architetture che emergono dal buio infinito o i suoi segni netti ed equilibrati
che all’infinito ritornano.
In questo processo evolutivo della forma, dal caos all’ordine, gioca il ruolo primario il colore del quale Pontani è sensibile padrone e sapiente interprete, riuscendo sempre a sposare le giuste tonalità sia con le masse informi che con le razionali geometrie.
Fra la materia allo stato originario e l’architettura compiuta, fra la filosofia ed il rigore geometrico, fra la pittura e la grafica, fra la ricerca continua e l’esperienza, si dibatte e si sviluppa il mondo creativo del “giovane-maturo “artista Alberto Pontani.
(Giorgio Pulselli)
|