Ugo Guidi
 
   
   
 

Querceta 14 Settembre 1912 - Forte dei Marmi 10 Luglio 1977

Non sarà certo motivo di meraviglia per chi conosce la storia delle raccolte grafiche degli Uffizi - una storia plurisecolare e contrassegnata, seppure con alterne vicende, da una crescita ininterrotta nel tempo e significativa nei contenuti - venire a conoscenza del fatto che proprio qui si trova, di Ugo Guidi, un nucleo importante di disegni e di rari monotipi. Un nucleo che mette a disposizione del pubblico e degli studiosi i prodotti di una delle voci genuine della cultura figurativa toscana del secolo appena trascorso, consegnandoli ad una istituzione pubblica come il Gabinetto Disegni e Stampe del museo fiorentino che, almeno per quanto attiene alla consistenza collezionistica e alla capacità di documentare il percorso di questa particolare forma espressiva dalle sue origini fino ai giorni nostri, è senza dubbio la principale a livello nazionale.
La donazione poté concretizzarsi nel 1998 quando i figli dell'artista, Vittorio e Fabrizio, ottemperando al desiderio della madre Giuliana di destinare a una raccolta pubblica una testimonianza significativa dell'impegno speso dal marito anche nel campo del disegno, mi consentirono di selezionare all'interno dell'archivio di famiglia a Vittoria Apuana, assieme al collega Stefano Francolini che da tempo sull'opera di Guidi ha orientato la propria attenzione di studioso, una serie di fogli in grado di illustrare nelle sue molteplici articolazioni il percorso stilistico del loro autore, dalle prove della giovinezza fino agli ultimi lavori degli anni '70.
Fogli che, mentre singolarmente presi si possono apprezzare sul piano della qualità e della forza espressiva, forniscono nel loro insieme una panoramica di straordinario interesse di un ambiente culturale di grande ed originale creatività, come fu quello della Versilia e della Firenze (dove nel 1956 Guidi teneva la sua prima mostra personale a "La Strozzina") di Ottone Rosai e di Raffaele Carrieri, di Ardengo Soffici e di Ernesto Treccani, di Mino Maccari, Achille Funi e Alfonso Gatto (citando qui a caso nomi di "maestri" e di amici che capita spesso di incontrare nel ripercorrere la sua vicenda umana e professionale), un ambiente nel quale chi si esprimeva attraverso le immagini e le forme concrete dialogava con gli artisti della parola, confrontandosi insieme con esponenti di una critica militante percepita a sua volta come forma di pensiero creativo.
Ugo Guidi fu in primo luogo uno scultore. Ma fu anche, come scriveva Marzio Dall'Acqua nella monografia del 1997, «un interessante disegnatore, interessante perché al contrario di quanto avviene normalmente il suo segno non è immediatamente classificabile come quello di uno scultore. È fine, morbido, sinuoso, lieve nel tratto e disarticolato nel sognante disporsi sul foglio […]. Ma questa», egli aggiungeva, «è un'altra direzione di ricerca che andrebbe, in un'altra occasione approfondita».

(Annamana Petrioli Tofani, Direttore degli Uffizi)


CENNI BIOGRAFICI.

Ugo Guidi nasce a Querceta in Versilia il 14 settembre 1912, sceglie poi Forte dei Marmi come luogo di dimora e lavoro. Dopo aver frequentato l'Istituto d'arte a Pietrasanta consegue nel 1934 la licenza del corso di scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara dove, nel 1936, consegue anche la licenza del corso di architettura.
Dal 1948 al 1977 insegna Scultura presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara.
Nel 1954 conosce e diviene amico di Ottone Rosai e Piero Santi che lo spingono alla realizzazione della prima mostra personale allestita per l'interessamento di Rosai a Firenze nel 1956 a Palazzo Strozzi.
Da allora espone con mostre personali nelle maggiori città italiane ed è invitato alle principali manifestazioni d'arte italiane ed estere. Nel 1966 l'alluvione dell'Arno distrugge tutte le opere fittili, conservate nel suo studio fiorentino di Via Varlungo, che erano state presentate nella primavera alla Galleria "L'Indiano" di Firenze.
Nel 1969 realizza l'opera monumentale Il portiere per lo Stadio di Forte dei Marmi.
Nel 1970 è nominato Accademico Corrispondente dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze classe scultura. Vince il concorso nazionale per un bassorlievo al Palazzo degli Studi di Sarzana.
Nel 1974 esegue l'opera monumentale I calciatori per il Centro Tecnico Federale di Calcio di Coverciano (Firenze).
Nel 1975 in occasione del 25° anno di attività della Galleria "L'Indiano" di Firenze cinque sue sculture in bronzo vengono consegnate nel Gabinetto Viésseux a Mario Luzi, Rafael Alberti, Umberto Baldini, Raffaele De Grada e Luigi Baldacci.
Nel 1977 è allestita a "La Vecchia Farmacia" di Forte dei Marmi l'ultima personale dal titolo "II Grido", in cui colore e forma trasmettono il dramma di un uomo vitale nella lotta perdente contro il male incurabile.
Il 10 luglio 1977 Ugo Guidi muore nella sua casa-studio di Vittoria Apuana.
Un mese dopo a San Carlo Terme (Massa) viene organizzato un premio di pittura ex tempore alla sua memoria.
La più attenta critica nazionale ha recensito positivamente le sue opere. Tavole rotonde su Ugo Guidi sono state organizzate a Forte dei Marmi nel 1978 e a Seravezza nel 1981. Nel 1979 a Lorenzago di Cadore nell'ambito di una collettiva di artisti nazionali vengono esposti 20 suoi disegni in ricordo della sua opera.
Da una sua opera è tratto il Monumento all'Alpino a Pozzi di Seravezza.
Nel 1983 gli è stata intitolata la Scuola Media di Forte dei Marmi, dove si trova una sua opera monumentale.
Dal 1993 una sua opera in bronzo è assegnata annualmente al vincitore del Premio Internazionale della Satira Politica di Forte dei Marmi.
Sue opere si trovano collocate in spazi pubblici a Firenze, Colle Val D'Elsa, Carpi, Forte dei Marmi, in alcune sedi di federazioni calcistiche italiane e in quelle di Grecia, Spagna, Olanda, Belgio, ex Jugoslavia; sono conservate presso il Museo dello Sport di Barcellona, nella collezione del Consejo Superior de Deportes di Madrid, alla Galleria d'Arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, in quella dell'Accademia di Belle Arti di Carrara e in quella della Galleria Nazionale d'Arte moderna di Roma, presso la Collezione degli Autoritratti degli Uffizi, a Palazzo degli Studi di Sarzana, nel Museo d'Arte Contemporanea di Santiago del Cile e presso il Museo dei Bozzetti di Pietrasanta. Modern Gallery, New York (N Y).

(tratto da "Ugo Guidi 1912-1977 Scultore", a cura di Marzio Dall'Acqua)


NOTA CRITICA.

La figura e l'opera dello scultore Ugo Guidi si colloca nel panorama artistico toscano ad iniziare dall'ultimo scorcio degli anni '30 del secolo scorso. Dopo aver effettuato gli studi presso l('Accademia delle Belle Arti di Carrara, sotto la guida dello scultore Arturo Dazzi, l'opera di Ugo Guidi mostra i caratteri di una scelta figurativa, di evidente ascendenza accademica, indirizzata verso lo studio della natura […].
L'opera scultorea di Ugo Guidi coesiste ed è accompagnata in parallelo […] da una copiosa, interessante produzione di disegni, che ci consente di seguire con maggiore precisione la ricerca e il progredire della sua Arte, mostrandone spesso la sintonia e la coerenza tra il segno e la sua evoluzione plastica.
I disegni dei primi anni '40 (dal 1944 in poi, perché la grafica degli anni precedenti è andata dispersa o perduta per gli eventi bellici) rivelano i caratteri di stile fino ad ora evidenziati e mostrano la scelta di soggetti animalisti, quali la pecora e la mucca, oltre la figura umana Intorno al 1946 e negli anni immediatamente seguenti, dalla schematizzazione delle figure, dall'ampliamento dei volumi o dal loro allungamento appare evidente la ricerca di una nuova, più personale forma espressiva, che si manifesta anche nella sperimentazione di una più libera trattazione della materia, sia che si tratti di legno o di materiali lapidei o di terracotta. Un primo punto di arrivo di questa continua personale ricerca stilistica appare manifestarsi in alcune opere scultoree degli anni '50, che, allontanandosi progressivamente dall' interpretazione accademico figurativa della natura, mostrano un nuovo percorso di stile, caratterizzato dalla semplificazione della forma, in qualche misura astraente, che rivela la conoscenza e l'attenzione di Ugo Guidi, scultore e insegnante di scultura all'Accademia delle Belle Arti di Carrara, verso il diffuso, rinnovato sentire della più avanzata cultura artistica italiana post-bellica.[…]
Sono questi anni fecondi, nei quali Ugo Guidi viene in contatto con il pittore Ottone Rosai e con lo scrittore e critico d'Arte fiorentino Piero Santi, stringendo con loro una sincera amicizia, basata sulla reciproca stima [...].
Nell'aprile del 1956, corroborato dall'amicizia e dalla stima di Ottone Rosai e di Piero Santi, Ugo Guidi organizzò alla galleria "La Strozzina" di Firenze, con la presentazione di Piero, la sua prima mostra personale, che fece conoscere la sua opera e gli ottenne il consenso del quale il suo operare aveva bisogno.
Altre opere, degli anni '50, successive alla mostra fiorentina, siano sculture o disegni, mostrano i caratteri di stile fino ad ora evidenziati[…]. In vero i disegni dei primi anni '60 rivelano la ricerca di Ugo Guidi indirizzata verso forme articolate e più astraenti. […] Umberto Baldini, presentando la mostra personale che Ugo Guidi aveva tenuto nel 1960 alla Galleria "L'Indiano" di Firenze, aveva scritto «le sculture vivono di un vigore, di una capacità di girare e immergersi nell'atmosfera, mentre le scabre superfici sollecitano le masse, danno continuità ed armonizzano i rapporti, sollecitano emozioni, ritrovano le forme e le schiudono come se nascessero dalla materia stessa», mentre il pittore Ardengo Soffici, nell'agosto del 1962 scriveva, fra l'altro, a Guidi in una presentazione in forma epistolare: «A quella sua facoltà direttamente rappresentativa del vero vivente lei ha sentito il bisogno di aggiungere un approfondimento delle forme espressive, in vista di uno stile più sintetico, più libero e che rappresenti come un linguaggio poetico essenziale». Entro questi termini di stile si colloca il bozzetto della suggestiva figura del "Portiere", del 1963, colto nel momento di buttarsi a parare il pallone. Lo slancio atletico del corpo, il movimento, quasi in volo, del portiere e la certezza della momentanea salvezza dal goal, evidenziata dal pallone tenuto ben stretto nelle sue mani, elementi espressi da masse astraenti che si appropriano dello spazio circostante e da una materia scabra, creano una suggestione prorompente ed immediata, che doveva far comprendere l'effetto della sua realizzazione monumentale, a grande dimensione, che si concretizzò successivamente nel 1969 e l'opera fu collocata davanti allo Stadio comunale di Forte dei Marmi.
In questi anni appare nell'opera grafica e plastica di Ugo Guidi il soggetto del cavallo e cavaliere, un tema che sarà più volte da lui affrontato e sperimentato, in forme diverse compatte e contrastate le forme astraenti del possente "Cavallo e cavaliere", in pietra del 1965, più sinuose e meno scabre le forme del "Cavallo e cavaliere" in bronzo del 1966, al quale si accostano alcuni disegni e monotipi di pari data o immediatamente posteriore.
Fin dal 1966 cominciano ad apparire, fra gli altri, disegni che annunciano le prime esperienze orientate verso la forma astratta […], dove la materia si articola in aspri, quasi drammatici, volumi plastici, pieni e vuoti […].
A queste espressioni plastiche si accosta una corposa produzione grafica caratterizzata da un preciso segno che costruisce forme nette e ben delineate, trasfigurando la figurazione in volumi e masse, che Mano De Micheli, presentando 21 disegni di Ugo Guidi esposti nel 1973 alla galleria "L'Indiano" di Firenze definiva «un disegno nudo, senza effetti, senza tenerezze pittoriche, un disegno da scultore».
Colpito da un male incurabile Ugo Guidi continuò ad esprimersi con le tempere un nucleo di opere grafiche e pittoriche, conosciute con la denominazione de "II grido", inquietanti e drammatiche immagini della sofferenza umana, espresse dalla forma tormentata dei volti e dal colore, che furono esposte alla galleria La Vecchia Farmacia di Vittoria Apuana alcuni giorni prima della sua morte, avvenuta il 10 luglio del 1977 nella sua casa.

(Stefano Francolini)


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE.

Piero Santi, "Ugo Guidi", Galleria La Strozzina, Firenze, aprile 1956

Piero Santi, "Ugo Guidi", Galleria L'Indiano, Firenze, dicembre 1958

Umberto Baldini,"Ugo Guidi"i, Galleria L'Indiano, Firenze, aprile 1960

Michelangelo Masciotta, "Ugo Guidi", Galleria L'Indiano, Firenze, marzo ) 962

Ardengo Soffici, "Ugo Guidi", Piemonte Artistico e Culturale, Torino, settembre 1962

Attilio Ostan, "Ugo Guidi, Marmi, Graniti, Pietre", Milano, gennaio 1963

Raffaele De Grada, "Ugo Guidi", Galleria L'Indiano, Milano, febbraio 1963

Michelangelo Masciotta, "Ugo Guidi", Galleria L'Indiano, Firenze, aprile 1966

Raffaele Carnen. "Le donne di Ugo Guidi vivono in un giardino delle Apuane", Epoca, 9 novembre 1969

Roberto Coppini, "20 tempere di Ugo Guidi", Firenze, maggio 1971

Umberto Baldini e Piero Santi, "Ugo Guidi, Marmi", luglio-settembre 1972

Raffaele De Grada, "Guidi, un domatore della pietra", Giorni, Vie Nuove, 23 agosto 1972.