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Civita Castellana,
1928
CENNI
BIOGRAFICI.
Franco Francesconi è nato a Civita Castellana nel 1928.
Vive e lavora a Viareggio. Ha interrotto l’Istituto d’Arte di Pietrasanta a causa della deportazione subita nell’agosto del I944.
La sua prima mostra fu organizzata a Bologna nel I945. Ha esposto in seguito a Caracas e in tante altre città italiane, europee, americane.
I suoi lavori, oltre che in numerose collezioni private a Viareggio, Lucca, Cagliari, Querceta, Camaiore, Pietrasanta, Dallas, Città del Messico, Berlino, si trovano al Comune di Villafranca, al Museo Regionale della Resistenza a S. Anna, nella Sala Consiliare della Croce Verde, alla Circoscrizione n° 4 a Viareggio, alla Cassa Rurale e Artigiana di Pietrasanta, al Comune di Viareggio, al Comune di Seravezza.
Del suo lavoro hanno scritto: Leone Sbrana, Matteo Discepolo, Rodolfo Fini, Renato Santini, Moreno Cipriani, Mario Monteverdi, Franz Arrighini, Elio Mercuri, Marcello Ciccuto.
NOTA CRITICA
Ponte, ormai sospeso nel vuoto, tra natura e storia, tra presenza dell’uomo e le forme della società; trepida attenzione agli sviluppi di un destino che si fa sempre più sfuggente, e quando non è sfuggente, minaccioso domani. Francesconi con nel cuore tanta pittura amata, Vespignani e Cremonini, sviluppa con coerenza la sua ricerca, convinto che essa abbia ancora un senso e una funzione se non altro nel rivelare all’ uomo dimensioni perdute, o dimensioni non ancora tentate di vita. La pittura rende vibrante la superficie quasi a segnare questo labile confine tra lo spazio oggettivo, e l’atmosfera o la dimensione delle proprie emozioni e le immagini di una propria memoria. Il segreto è tutto nella luce, in questo effetto di trasparenza che carica di significati inediti e nuovi la realtà, una volta per tutte, unificata, se non altro in questo struggente desiderio, che trascende la solitudine, e sulle cancellazioni del giorno, imprime, l'orma e l'impronta della propria vita. Dignitosa affermazione di una presenza che mestizia e travagli, non riescono a cancellare, ma che anzi il messaggio della Pittura rende più cara e struggente.
(Elio Mercuri) |