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Carrara
13 Luglio 1881 - Forte dei Marmi 16 Ottobre 1966
NOTA CRITICA.
È stato difficile per Arturo Dazzi guadagnarsi, nella considerazione
della critica contemporanea, il rilievo che merita. Hanno fatto
da apripista, fra i primi anni Ottanta e i primi Novanta, studiosi
borderline lontani dagli assetti politico-ideologici dominanti,
quali Carlo Del Bravo e Giovanna De Lorenzi.
Ha raccolto la sfida e proseguito l'opera Anna Vittoria Laghi, prima
con un bel saggio in occasione del Primato della scultura
(Carrara 2000) ed ora con Arturo Dazzi, Dipinti e sculture dalla
Donazione Dazzi di Forte dei Marmi, edito da Maschietto, libro
che, mentre illustra la vasta donazione di sculture dipinti e materiale
d'archivio alla Galleria d'Arte Moderna di Forte dei Marmi - donazione
voluta dalla vedova Andreina Dazzi - rappresenta di fatto la prima
monografia critica moderna sull'artista.
L'emersione di Dazzi al rango che gli è dovuto di comprimario di
spicco fra i protagonisti del Novecento italiano, è stata lenta,
faticosa e tutta in salita. Le ragioni sono soprattutto politiche.
È significativo che la donazione, ora accolta con orgoglio e gratitudine
dalla Municipalità del Forte dei Marmi, sia stata rifiutata una
trentina di anni or sono da Carrara che non solo è la città che
ha dato i natali dell'artista, ma è anche la città che, dal 1929
al 1945, lo ha avuto, in Accademia, professore di scultura autorevole
ed anzi carismatico.
Il fatto è che Arturo Dazzi è stato un artista fascista. Fascista
non solo e non tanto per personali scelte di militanza politica
e per i riconoscimenti (del resto meritatissimi) tributatigli dal
Regime, ma perché dell'estetica fascista egli mostrò di condividere
appieno gli ideali e i programmi. Li condivise così bene che riuscì
a dare immagine a quegli ideali e a quei programmi con opere d'arte
ancora oggi percepite come emblematiche del Fascismo. E infatti
egli fu lo scultore-regista (con i più bravi fra i suoi allievi)
del romano Stadio dei Marmi, capolavoro di classicismo imperiale
e di virilismo mussoliniano. A tal punto "capolavoro" che - ormai
è assioma da tutti condiviso - non esiste nell'Europa degli assolutismi,
da Mosca a Berlino, niente di paragonabile in termini di qualità
e di efficacia simbolica.
Egli fu lo scultore della retorica bellicista e della apoteosi nazionalista
(il Monumento alla Vittoria di Forte dei Marmi, l'Arco di Trionfo
di Genova) e fu anche lo scultore del cattolicesimo "patriottico",
arcaizzante ed eroicizzante, che tanto piaceva al Regime dei Patti
Lateranensi (la porta bronzea nella cappella votiva degli Agnelli
al Sestriere).
Ce n'era abbastanza perché la critica del dopoguerra decretasse
ad Arturo Dazzi la damnatio memoriae. Non perché fosse stato
fascista (praticamente lo erano stati tutti, gli artisti d'Italia,
fra gli anni Venti e i Trenta), ma perché nessuno come lui (se non
forse il grande "muralista" Sironi che infatti conobbe un oscuramento
critico analogo) seppe consegnare il Fascismo ad icone memoriali
altrettanto suggestive ed altrettanto durevoli.
Il guaio della critica ideologica è di essere unidimensionale e
quindi superficiale. Il "fascista" Dazzi doveva essere dimenticato
a motivo della sua collocazione nella politica e nella storia. Così
facendo si metteva da parte la vicenda artistica sfumata e sfaccettata
ricca di varianti e di contraddizioni che è di Arturo Dazzi scultore
e pittore, ma è anche dell'epoca nella quale gli fu dato di vivere
e operare. [...]
Grazie alla vasta antologica ora posseduta dalla "Gallerìa
d'Arte Modera" di Forte dei Marmi (60 dipinti, 90 opere di
scultura), che permette di risalire alla formazione dì Arturo Dazzi
(Bourdelle, Maurice Denis, Rodin ma anche Jacopo della Quercia e
Donatello), conosciamo le sue colte frequentazioni artistiche e
letterarie (Carlo Carrà, Soffici, Papini, Oietti fra gli altri),
il suo problematico oscillare fra monumentalismo e intimismo, fra
"oltranza" naturalistica e ricerche di sintesi formale, fra la retorica
delle idee e la verità delle emozioni e dei sentimenti. Per cui
ci sono, nella sua scultura, composizioni che fanno pensare a Marino
e ci sono, nella sua pittura, paesaggi che virano nella direzione
di Carrà.
Un capitolo del tutto inedito è, per esempio, quello di Dazzi animalista.
Egli è il «primo italiano che tratta un puro soggetto d'animali
in ampio stile, con sostanza e freschezza, fuor d'ogni imitazione
arcaiscistica e d'ogni compiacenza sensuale» (Neppi 1930).
Così scrivevano i critici del primo Novecento e il giudizio deve
essere sostanzialmente confermato. Dazzi si colloca dì fronte ai
suoi cavalli e ai suoi cerbiatti, ai suoi giovenchi maremmani e
ai suoi cani con una specie di incantato stupore. Si ha l'impressione
che per lui la silenziosa vitalità dell'animale sia un mistero che
non sollecita interpretazioni né offre risposte, ma chiede soltanto
di essere contemplato; con cuore puro e mente serena. Tutte queste
cose adesso le sappiano. Grazie alla spregiudicata eleganza intellettuale
di una storica dell'arte come Anna Laghi e alla saggia determinazione
di un Comune colto e sensibile, adesso, nella "Galleria d'Arte
Moderna" di Forte dei Marmi (e dove, viene ora da chiedersi,
meglio che al Forte, laboratorio del Novecento, parterre
di artisti e di letterati?...), nonché in questo spazio espositivo
virtuale, c'è l'Arturo Dazzi che volevamo conoscere. Che era giusto
conoscere.
(Antonio Paolucci)
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con catalogo di A.V. Laghi, (Carrara), maschietto&musolino,
Firenze-Siena
Pittori italiani in Versilia e Lucchesia, catalogo della mostra
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Firenze-Siena
S. Salvagnini, Scultori carraresi alle Biennali di Venezia 1897-1914,
in // Primato della Scultura, pp. 130-135
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A.V.Laghi, Electa, Milano
A.V. Laghi, La pinacoteca "didattica" dell'Accademia e
la sua galleria delle "opere moderne" in La Pinacoteca
dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, pp. 18-30
A.V. Laghi, Sergio Vatteroni il marmo di Carrara, incisioni litografie
e un disegno, in La Pinacoteca dell'Accademia di Belle Arti di Carrara,
pp. 171-184
A. V . Laghi, Arturo Dazzi. Dipinti e sculture dalla Donazione Dazzi
di Forte dei Marmi, maschietto editore, Montecatini Terme.
Senza data di edizione Arturo Dazzi II monumento a Marconi, Carrara
In corso di stampa
Le Gipsoteche in Toscana, primo censimento per una prospettiva nazionale,
atti del convegno (Pescia 2001)
Le due gipsoteche storiche dell'Accademia di Belle arti di Carrara
e della Donazione Dazzi di Forte dei Marmi ipotesi per una sistemazione.
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