|
Viareggio,
Maggio 1971
CENNI
BIOGRAFICI.
Ciro Costagliola è nato a Viareggio il 1 maggio 1971, dove è impegnato nella vita pubblica cittadina. Membro di importanti Istituti Culturali, come il “Premio Letterario Viareggio-Repaci” e la “Fondazione Festival Pucciniano”, si dedica alla promozione delle arti figurative da oltre dieci anni.
È Presidente dell’Associazione Culturale “ComunicareArte” che ha l’obiettivo di costituire un punto di orientamento per tutti coloro che amano creare arte e per tutti coloro che amano guardarla, con la divulgazione delle arti visive nel territorio nazionale ed internazionale grazie ad Internet e alle nuove tecnologie informatiche. Proprio l’interesse per le nuove tecnologie, insieme a quello per la politica, lo ha spinto verso gli studi in “Media e Giornalismo” presso l’Università degli Studi di Firenze.
È inoltre fondatore del sito “www.galleriArte.it” che rappresenta un punto di riferimento sia per gli appassionati di Arte Contempornaea che per gli studenti. Altro obiettivo è quello di promuovere, oltre agli artisti più noti, anche quelli meno conosciuti (spesso a causa della mancanza di spazi espositivi adeguati), ma allo stesso tempo meritevoli di attenzione.
NOTA CRITICA
L’attivazione del principio creativo è ancora un meccanismo oscuro che quando si manifesta lo fa per vie esclusive e personali. In alcuni nasce come bisogno di comunicare ed interagire con l’esterno, poi diventa hobby, piacere, ricerca e per altri un mestiere.
Il creare e l’esito finale si presentano incerti all’inizio o già il frutto di una elaborazione critica, in alcuni casi una certa maturità caratterizza subito i primi lavori, le prime esperienze con cui, chi fa arte, si confronta con l’esterno.
È in questi casi che si sente il bisogno di aiutare a capire chi di solito è distratto e di proporre attraverso il pensiero di un altro il proprio cammino.
Ciro è un animale onnivoro.
Come ogni creativo vede, sente, annusa, tocca tutto quello che gli sta intorno.
La sua vita pubblica e professionale, lo pongono in continua relazione con gli altri, con i loro problemi, con le loro necessità, con l’obbligo di mediare ed indicare un senso dell’armonia nel rispetto dell’ordine.
Due costanti delle sue opere.
La necessità di fissare il flusso di visioni in un unico compatto, tentare una sintesi dell’ondivago associarsi di immagini, lo porta ad elaborare degli istogrammi del pensiero.
Questi, rivestiti da una lirica Geometrica, si tingono di colori e si dispongono secondo il circuito mentale che il loro artifex ha elaborato per loro.
Velocità e Sintesi sono figlie di alcune avanguardie storiche del ‘900 che Ciro ben conosce: Futurismo, Surrealismo ma anche Astrattismo sono dall’autore assimilati e rielaborati in un codice di rappresentazioni che non indaga l’oggetto ma lo indica, o ne esplicita la funzione.
Ed è quindi, anche per motivi operativi, tecnici, di scelta di stile e quindi di pensiero, che l’arte di Ciro Costagliola ha altri riferimenti, e forse ben più robusti, nell’arte Pop nel grande Mondrian, nell’arte Digitale, ed in quella opticart, che indagando la dinamica dei colori ha obbligato tutti a guardare con occhi più attenti i giochi di tensioni tra le varie campiture.
Ciro Costagliola in una esplicita indigitazione grafica richiama, ricorda, ammonisce, guida, sottolinea, segnala, impone.
Il colore nei lavori nell’arte del nostro autore diventa basilare per il significato formale dell’opera.
Per integrare con il colore il significato del simbolo.
Costagliola lavora con i suoi “modelli” che “rispecchiano il mondo”, sulle immagini che si conoscono o si crede di conoscere perché ricordano qualche altra cosa, come i diversi segnali che si trovano negli aeroporti, nelle stazioni, nei grandi magazzini, negli ospedali, nelle strade.
Luoghi dove si vive, si parte, si muore.
Luoghi dove l’umanità si affanna, trionfa, si illude di poter cambiar vita, di fuggire.
Il lavoro di Ciro indaga sul problema della vita, sulla corsa che ognuno deve correre in proprio.
Ma la sua indagine segnica sembra aver capito che neppure il 10% della comunicazione umana passa per la parola, il 90% si esprime con moltissimi codici diversi: dal gesto, all’ambiente, all’abbigliamento.
Le parole sono inascoltate.
Un segnale, e spesso nelle opere di Ciro Costagliola è di pericolo o di divieto, è perentorio. Chiaro, inequivocabile.
È un aiuto che si offre a chi si dibatte nel caos del quotidiano. Arte al positivo. Indicazione pragmatica.
È anche un invito alla pausa, al relax, a quel po’ di tempo necessario a prenderci cura di noi stessi.
Certo la sua arte, proprio perché innovativa, richiede una certa complicità da parte dello spettatore per essere apprezzata, proprio per quel suo volersi quasi nascondere dietro una apparente semplicità, per una sorta di gelosa ed inquieta pudicizia che può essere intesa come una specie di criptica ambiguità, per il suo continuo smontare e rimontare i codici segnico-simbolici, dire non dire, segnalare o annullare il messaggio sovrapponendone altri opposti.
È un continuo evadere dagli schemi per ricostruirne subito di nuovi e più forti ma con una caratteristica in più: la flessibilità.
Gran parte del suo lavoro sino ad oggi è stato prevalentemente impostato sulla ricerca ed elaborazione di moduli.
Con questi ora gioca a costruire, unire e scomporre il suo mondo. Con pragmatica energia.
Dà un senso di sicurezza scoprire che la componente mentale del suo autore non impedisce al lavoro di Ciro Costagliola di andare incontro all’occhio di chi guarda, forse perché invita a dar nuovo significato a ciò che tendiamo a consumare e perdere.
Non ultimo la fiducia in noi stessi.
(Claudio Giorgetti) |