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Viareggio,
Novembre, 1963
CENNI
BIOGRAFICI.
Sono
nato a Viareggio il 25/11/1963 Ho cominciato a dipingere probabilmente
all'asilo... e non ho più smesso. Ho imparato copiando i vecchi
e i nuovi maestri del figurativo, riproducendo foto, osservando
i dettagli, studiando spazi, prospettive, profondità e colore. Ho
lavorato esclusivamente con i privati; il mio primo book conteneva
foto di: tromp l'oeil eseguiti su pareti e armadi, un paio
di falsi del settecento (dichiarati per tali), una scene di nudi
a carbone, alcuni oli, ritratti, una serie di illustrazioni progettuali/grafiche
a china, studi pubblicitari e persino le foto di restauri eseguiti
su velieri d'epoca in legno.
Sulla scia di questa esplicita versatilità ho voluto dedicare questi
ultimi due anni alla ricerca adi argomenti decisamente più personali.
Ho lasciato all'immaginazione il compito di reinventare alcuni scorci
di realtà promuovendo il variopinto mondo degli animali come il
protagonista e il simbolo di questa mia nuova ricerca.
NOTA CRITICA
La pittura di Luca Cantini è nel solco magico del Surrealismo.
Più del secolo dei lumi, il Novecento è stato caratterizzato
da iperboli scientifiche, che all'arte e alla poesia hanno impresso
ricerche tutte particolari.
Fra gli innumerevoli ismi, in cui si è sfaccettata
la ricerca, il Surrealismo ha portato una autentica rivoluzione
fantastica.
Nato a Parigi nel '24 col manifesto di Breton, ha affascinato un
po' tutti i movimenti artistici e letterari, anche se i suoi miti
- Freud e il Materialismo Storico - ingenerano processi devianti.
Ma Cantini dimostra, oggi, quanto propellente abbia ancora il Surrealismo,
specialmente se infiorato di segrete magie, di sortilegi, di avventure
bizzarre della fantasia.
Ed ecco la giraffa farsi pianta autunnale e crescere a dismisura
in un cielo da neve; ed ecco chiocciole in gara per un futuro lentissimo;
chiocciole fossili eternate in una staticità che va ben oltre la
lentezza; chiocciole ovunque esseri fortunati che hanno casa per
diritto genetico; paesaggi reali e irreali; savane con zebre di
pietra lavica e cavalli da scacchiere di sogno più delle scacchiere
colorate di Mondrian. C'è un invisibile filo di Arianna che guida
le creazioni di Cantini fuori dal labirinto favoloso. La sua poesia
non si distilla fra storte e alambicchi, ma stilla dalle scaturigini
dell'inquietudine, dell'attenzione ai fatti della vita.
Il linguaggio è limpido, per buon mestiere. Dietro ogni tela
c'è un sogno premonitore, dietro ogni simbolo c'è
la speranza di dire la parola rivelatrice.
Lavorare stanca, scrisse Pavese nel '36; lavorare da gioia/disegna
Cantini all'inizio di febbraio, sessantasei anni dopo.
(Raffaello Bertoli)
Non sono né le scuole, né le accademie a sviluppare il gene creativo
di Cantini Luca, classe Sessantatre. Cresciuto a Viareggio, in Toscana,
in una famiglia di illustratori e pittori, Cantini riceve direttamente
per via placentale gli stimoli necessari ad una progressione artistica:
a nove anni i primi studi a carboncino, a dodici il primo ritratto
a olio, e cosi via, fino ad accumulare un ampia varietà di tecniche
che vanno dalla china all'aerografo, dagli smalti a gli acquarelli,
al materico, al pigmento, al pastello.
Spinto da una forza costante verso una ricerca continua, frequenta
uno studio di architettura per affinare il suo senso prospettico,
la disposizione delle ombre, le geometrie dello spazio e, con l'aiuto
della sua poliedrica versatilità, incrementa il suo bagaglio d'esperienza
eseguendo per i privati le commissioni tra le più svariate: ritratti,
nudi, illustrazioni artistiche e progettuali, grafiche, tromp
l'oeil, studi pubblicitari, incisioni, falsi (dichiarati) del
Caravaggio, Brueghel, Snyders, Claesz, Cotàn, Aelst, De Chirico,
Dali, Canaletto.
La padronanza della tecnica unita allo slancio creativo e a una comprovata maturità innescano nell'artista l'impianto esplosivo che alimenterà, a getto continuo, il suo viaggio verso una propria dimensione, lasciandosi alle spalle un lungo periodo caratterizzato dalla volontà di espandersi a diverse e continue soluzioni creative. Nasce così, l'ideazione di un progetto che reinterpreta in chiave neo-surrealista una serie di tematiche comprese tra il sociale e l'individuale.
Trasferendo dal mondo faunistico un infinita gamma di forme e colori,
l'artista realizza, attraverso un linguaggio sobrio e originale,
l'incontro tra le regole dominanti nel regno della figurazione e
l'inesauribile fantasia di una mente allenata a creare. La ricomposizione
di questo mondo impossibile disegna i protagonisti del cosmo Cantini
in un ruolo che entra armoniosamente in conflitto con la loro stessa
natura, producendo, nelle forme più estreme, i risultati di una
fantastica ricerca trans-genica come la Giraffa a rami, il
Sax serpente, l'Elefante di legno.
In altri casi, a poca distanza da quelli che l'autore ribattezza come "organismi geneticamente modificati", un virtuosismo inconsueto ammassa migliaia e migliaia di fenicotteri in una prospettiva infinita, dando il nome e l'odore alla serie dedicata alle Metropolis. La serie comprende un'ampia scelta di razze animali selezionate seguendo un criterio morfologico, più che cromatico, ed è inevitabile che osservando l'accumularsi ossessivo di: giraffe, pulcini, cigni, pinguini, si traspiri con un filtro surreale l'atmosfera tipica delle metropoli moderne.
Il progetto continua proponendo un itinerario colorato anche nei
concetti: il razzismo. Aggregando, questa volta con criteri cromatici,
un'impossibile convivenza tra erbivori e carnivori, tra mammiferi
e ovipari, Cantini mette in posa una scena monocroma spezzandola
poi con un urlo di colore che, indirizzato a rivendicare la propria
esistenza, riesce a evidenziare una sorta di paradosso legato alla
negazione raziale, è il caso dei Bianchi, Scuola di canto, I
verdi.
Seguono in successione la serie "ittica" delle "appensioni", dove
un filo sottile sostituisce la trama di un destino inevitabile con
una parodia sull'omologazione. Poi la serie delle lumache, per trasmettere
la lentezza di un percorso che rifiuta ogni forma di staticità;
le scacchiere, importate da un passato ancora attuale, che si reinventano
nel regno animale per sottolineare un velato senso d'inquietudine;
gli accumuli a tutto campo, in ordine al contrasto dinamico che
si genera tra punti e linee, tra bene e male.
La struttura portante dell'intero progetto firmato Cantini, affiora
dal profondo di un pozzo per poi espandersi con architetture congiunte
in un'opera unica e facilmente riconducibile all'autore. L'estrema
originalità con cui si affrontano argomenti ed interpretazione soggettivaè
figlia di una ricerca minuziosa verso l'innovazione.
Con una voce che canta fuori dal coro, Cantini ci descrive un surrealismo con diverse sfaccettature, dotato anche di un senso critico abilmente camuffato dalla gioiosità dei colori, delle forme e delle luci del mondo animale.
La collezione di oltre cinquanta oli su tela che rappresentano l'opera base di Cantini Luca è solo il fondamento di una struttura destinata a crescere tra il meritato riconoscimento del mondo artistico.
(Gisele Lott)
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