| Pietrasanta,
Agosto, 1942
NOTA CRITICA.
La prima sensazione che ci trasmettono le sculture di Bigi, è un
umorismo vigoroso. La seconda impressione, quasi simultanea alla
prima, è un'esuberante fantasia formale. L'elemento fiabesco
nelle sue composizioni è presente in maniera poderosa sia nella
sua abilità di far evolvere i vari episodi, sia nel suo talento
di far crescere le forme una dall'altra. Più si familiarizza con
le sculture di Bigi - e nonostante il loro fascino immediato ci
vuole molto tempo per capirle - più ci si rende conto che queste
qualità sono interdipendenti. La schietta arguzia delle giustapposizioni
formali e l'umorismo delle situazioni narrative sono inseparabili.
L'umorismo di Bigi è tutto d'un pezzo, e non dipende mai dall'episodico.
Come l'umorismo di Rabelais, è una condizione dell'esistenza umana
e pertanto appartiene nella stessa misura alle numerose, vane ed
originali soluzioni formali dello scultore. È una questione
di stile e non di facezia.
Questa congiunzione è estremamente rara nella storia della scultura, perché la scultura tende verso la solennità. Nel nostro secolo, Calder ottenne una perfetta interpenetrazione fra umorismo ed inventiva formale nelle sue "mobiles". Raggiungere lo stesso ottimismo radioso ed amabile nella densa pietra e nel rigido bronzo, è veramente raro e dobbiamo gratitudine a Bigi per averci indicato l'inaspettatamente gaia natura che può sprigionarsi dal marmo e dal bronzo.
Parte dell'abilità di Bigi di sfumare un atteggiamento scherzoso con serie considerazioni estetiche, deriva dal suo atteggiamento verso i materiali usati.
Nato a Pietrasanta, conosce sia la bellezza sia le difficoltà del bronzo e del marmo e tratta entrambi con grande rispetto, ma anche con una familiarità che elimina ogni cerimoniosa soggezione. La definizione di Huizinga che la civiltà sia scaturita dall'istinto di gioco, che elaborò nel suo "Homo Ludens", ci da una chiave adatta per capire l'arte di Bigi, perché c'è quasi sempre un essenziale elemento ludico nel suo lavoro. I materiali principalmente adoperati da Bigi, marmo e bronzo, partecipano al gioco non come antagonisti, ma come componenti della squadra dell'artista. Nelle sue mani, marmo e bronzo spesso esibiscono una certa sorprendente ed incantevole capricciosità, che risponde esattamente allo scopo di Bigi ed assorbe immediatamente e completamente l'attenzione e la reazione delle nostre emozioni, dei nostri sensi e della nostra intelligenza.
Le figure di Bigi non sono quasi mai rappresentate nel momento di
compiere qualche azione manifesta ed appaiono sempre completamente
articolate nella molto personale geometria volumetrica ed astratta
di Bigi, che tiene fede alla natura statica della materia sculturale.
Tuttavia ci colpiscono per il loro altissimo potenziale di mobilità
ed azione. Nonostante la loro immobilità ieratica esse sembrano
vive, pronte a cambiare la posa nella quale l'artista le ha fuse.
Come personaggi presentati concisamente da un cantastorie, esse
hanno una distinta personalità e sono capaci di vivere da sole una
volta che l'artista ha dato loro una forma specificatamente inventata.
La lingua formale di Bigi, come la lingua formale di ogni vero artista, può essere compresa solo attraverso allusioni oblique e tramite suggerimenti. La composizione cresce seguendo una logica consistente, che sottolinea l'intera produzione dell'artista.
La differenza tra forme che crescono una dall'altra e forme che
sono giustapposte, e meravigliosamente illustrata in una scultura
dove Bigi gioca sul contrasto fra le due possibilità creative. Nella
porzione inferiore del marmo intitolato "Filippo" le forme, anche
quando sono tanto diverse nei contorni e nei movimenti, quanto la
forma rotondeggiante centrale inferiore ed il segmento degli occhi
e del naso, si sviluppano in un modo ritmicamente unificato. II
più delicatamente dettagliato ponte costituito dalla porzione superiore
della scultura, è chiaramente un elemento esteriore che e
stato deliberatamente unito alla struttura inferiore della scultura,
come stratagemma estetico. La finale armonia dell'opera è
quindi creata attraverso un astuto assemblamento di forme disparate.
Un simile gioco fra elementi che crescono dalle forme dominanti
ed elementi che crescono indipendentemente, può essere studiato
nel "Grande Mago". Qui gli oggetti rettangolari rientrati nell'orbita
della forma dominante, mantengono la loro individualità e tuttavia
creano l'impressione di una nuova, dinamica totalità. [...]. Nonostante
tutta la gaiezza e l'umorismo delle opere di Bigi, ci vuole tempo
per penetrare nel loro vero carattere. Bigi talvolta ama l'inganno,
lo stratagemma fuorviante. In quasi tutte le sue opere, il candore
apparente di Bigi ha un lato ambiguo. Dietro il fascino del primo
incontro, egli nasconde speculazioni sulla natura della realtà e
la natura dell'arte, che sono sempre originali e provocatorie. Scultori-pittori
sono rari. Spesso, come nel caso di El Greco, Degas o Daumier, l'artista
si rivolge alla scultura principalmente per approfondire ed intensificare
la sua ricerca della forma pittorica. I I grandi pastelli di Bigi,
sebbene preservino i segni esteriori del suo stile, si spostano
verso una chiave completamente nuova. Lo stato d'animo cambia. La
sua scultura è sempre solare e fiduciosa. I pastelli hanno
un'inflessione notturna. Sorprendentemente anche l'unico elemento
che i pastelli condividono con le sculture, il colore, è
sottoposto ad un cambiamento simile. I colori usati per evidenziare
le sculture sono allegri, capricciosi e leggeri nel tocco. II colore
dei pastelli, paradossalmente, e molto più denso e riassume un alto
grado di pathos.
Forse la differenza fra i pastelli bidimensionali (dove l'illusione
è colta dalla mente), e le sculture tridimensionali (percepite
non solo dalle nostre facoltà mentali, ma anche dal nostro senso
tattile), e in qualche modo responsabile di questo cambiamento.
Nelle sculture si percepisce subito la presenza palpabile del corpo,
una felice vitalità, come un atleta che prova e gioisce di tutti
i suoi muscoli. Inoltre le sue sculture sono concepite per il collocamento
all'aperto, al sole. Sono pubbliche, dichiarative, sono socievoli.
I suoi pastelli sono rivolti all'interno, per momenti di solitudine
e senza l'indagatrice, luminosa ed allegra presenza del sole. I
suoi quadri sono introspettivi e di solito notturni. La mancanza
di corporalità allontana l'autore dall'esistenza assertiva del corpo
e lo dirige verso le più scure e misteriose regioni della mente.
Le sculture di Bigi fanno parte della comunità. Possiamo tutti riconoscerci
in loro. I miti che inventa per le sue sculture sia che siano variazioni
sulla mitologia classica o fantasie idiosincratiche, si parlano
direttamente senza ulteriori spiegazioni. Bigi raggiunge sempre
un comune denominatore della natura umana, che rende le sue sculture
facilmente apprezzabili sia in Italia, sia in Corea. Nei suoi dipinti
troviamo un elemento ossessionante, che è sempre intrigante
e che sempre cattura la nostra immaginazione, ma il loro tono e
cosi intimo, che non possiamo contare di capire interamente gli
accenni dell'artista. Possiamo solo reagire alle sue immagini persuasive
in conformità con la nostra esperienza, le nostre paure e speranze.
Quello a cui assistiamo, quando ci muoviamo dalle sue sculture ai
suoi pastelli, e la transizione da un mondo ad un altro. La lotta
contro la densa, resistente, ma senza dubbio vera materia che è
fondamentale alla scultura, è una cosa. La lotta contro la
spaventosa vacuità, il deserto di una vuota superficie bianca, è
un'altra.
C'è un altro aspetto dei pastelli che li differenzia dalle sculture,
l'ambientazione. Le sculture sono sistemate nel nostro spazio, uno
spazio con cui siamo totalmente familiari e nel quale ci orientiamo
senza difficoltà. Le figure dei pastelli sono collocate in inquietanti
paesaggi, che rifuggono la nostra normale esperienza. Se abbiamo
attraversato simili spazi, allora deve essere stato in un sogno
oppressivo e non mentre ci muoviamo per compiere i nostri compiti
quotidiani.
Ricordandoci le visioni dei più segreti recessi dell'intuizione
di Bigi, dovremmo riesaminare le sculture. L'inquietante risonanza
psicologica dei pastelli, verrà allora percepita anche nelle sculture.
Ma nelle sculture le paure e le incertezze dei pastelli sono state
sconfitte. Lo spirito ed il corpo, che nelle immagini bidimensionali
erano pericolosamente vicini all'essere divisi, sono trionfalmente
riunite nelle sculture. II loro vigore e la loro sicurezza non derivano
da un irragionevole ottimismo, ma sono il risultato di una battaglia
interiore che è stata vinta.
(Fred Licht, Curatore Peggy Gugghenaim, Venezia)
CENNI BIOGRAFICI.
Rinaldo Bigi e nato nel 1942 a Pietrasanta. Dopo aver frequentato il locale Istituto d'Arte passa all'Accademia di Belle Arti di Carrara sotto la guida degli scultori U. Guidi e A. Biggi e vi si diploma nel 1964.
Ha insegnato nei Licei Artistici di Carrara e Lucca e dal 1983 è titolare della Cattedra di Tecniche della Scultura all'Accademia di Belle Arti di Carrara.
Nel 1970 tiene la sua prima personale alla Marisa del Re Gallery di New York imponendosi all'attenzione del pubblico e della critica.
Le numerose personali e collettive in Italia e all'estero confermano la presa immediata e il buon successo della sua scultura. Vanno segnalate inoltre le sue grandi sculture urbane in cui il continuo racconto orchestra sapientemente la surrealtà che gli è propria.
MOSTRE PERSONALI.
1970 Marisa del Re Gallery, New York, Usa
1971 Caravan House, New York, Usa
1975 Galleria d'Arte Moderna Farsetti, Marina di Pietrasanta (Lu)
1977 Galleria Medea, Milano
1978 Berkshire Museum, Pittsfield, Usa
1979 Fondazione Viani,Viareggio (Lu)
1980 Marisa del Re Gallery New York, Usa
1983 Città di S. Wendel, Germania
1984 Artefiera Bari: Galleria Metastasio, Bari
1985 Shop Art, Milano
1990 Yeh Gallery, Seoul,Corea del Sud
1992 Galleria d'Arte Contemporanea II Gianicolo, Perugia
1992 Galleria La Piazzetta dell'Arte, Forte dei Marmi (Lu)
1992 Arte Expo Galleria Pegaso, Padova
1992 Galleria Duca Arte, Berlino, Germania
1993 Yeh Gallery, Seoul, Corea del Sud
1995 Arte Expo Bari, Galleria II Gianicolo, Perugia
1996 Chiostro S Agostino, Città di Pietrasanta (Lu)
1998 Arte Fiera, Bologna
1998 Galleria Cesarea, Genova
1998 "Gorki, il primo leone", Sala Grasce, Pietrasanta (Lu)
2000 Galleria DeTwee Pauwen, L'Aia, Olanda
2000 Città di Camaiore, Marignana 55° Anniversario della Liberazione
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