Serafino Beconi
 
   
   
 

Già ai suoi inizi Beconi è artista di risentito impegno civile e, malgrado nella sua lunga storia manifesti sempre una vera felicità poetica e creativa, un totale abbandono alla gioia di vivere espressa nell'intensità cromatica di un talento pittorico e plastico d'eccezione, l'originario spirito di rivolta ha seguito in modo indelebile il suo intero percorso: al punto da ritrovarne la traccia, magari sotto le forme velate di una più generale allegoria del destino, in tutta la sua opera.
Gli anni tra il '45 e il finire del '50 sono quelli formativi di un linguaggio che diverrà del tutto particolare dopo essere passato attraverso meditazioni diverse. E' una genesi sofferta, di contenuti e di forme insieme, che trova nel memorabile ciclo di Sant'Anna di Stazzema, degli anni sessanta, il suo culmine massimo oltre il quale sarà possibile ogni libertà, il più spericolato rappresentare sia il dramma dell'uomo contemporaneo sia il suo ergersi felice nella ritrovata unità con la natura.
L' accesso di Beconi ad una svolta più decisamente espressionista [....]; iI disporsi del colore e la libera articolazione della forma denunciano una maturità raggiunta per strade tanto più impervie quanto più personali Cosi come aliena da una precisa filiazione da modelli storici sarà di li a poco la sua figurazione protocubista , fatta di piani squadrati e di plastiche connessure della forma, di un cubismo rivisitato come un eco che perviene a dare maggiore consistenza alla rappresentazione. Nel '59 il colore si fa più acceso, e più intenso. Beconi accantona il tonalismo dei precedenti anni e sottopone gli aspetti dell'immagine ad un registro cromatico ribassato e pur risplendente nei suoi fulgori.
Si assiste ad una trasformazione della cromia: le larghe chiazze di luci naturali-artificiali, di notturno pervaso da bagliori, esprimono lo scatto dell'immaginazione di fronte al soggetto rappresentato. Un "fauvisme" del tutto particolare, che ricorda certe accensioni notturne proprie a Lautrec, al primo Picasso, a Van Dongen, senza che si possa parlare ne di un influsso ne di una reminiscenza diretta.
Ciò è notevole in Beconi; che molte sembrino le fonti della sua modernità, nessuno il nome che venga poi da citare osservando le sue originali figurazioni. Nell'ampio ciclo di Stazzema, che rappresenta un momento risolutivo nel formarsi del suo linguaggio maturo, il ricorso picassiano è riconoscibile a considerare certe soluzioni che l'artista ha introdotto nelle più intense rappresentazioni di dramma.
Si tratta di circa cento opere realizzate tra la fine del '50 e i primi anni del '60, avent a soggetto il terribile eccidio perpetrato dai nazisti a Sant'Anna di Stazzema il 1' agosto 1944.
Una grande unità presiede, anche dal punto di vista stilistico, all'intero ciclo. Come se l'artista, spinto da un "punto di rabbia" di fronte al ricordo degli eventi accaduti sui quali si è tenacemente documentato, d'un colpo trovasse modalità di sintesi delle figure e dello spazio atte a significare nel modo più efficace la coscienza di quei terribili fatti (... decisi di andare a Sant'Anna di Stazzema come in un pellegrinaggio. Dormii nelle case ancora nere per le fiamme; parlai con i superstiti. Credetti di risolvere tutto dipingendo un lenzuolo di casa. Ma non fu così. Ogni giorno era come se avessi dovuto pagare un tributo morale, che mi stremava, è vero, ma mi liberava il cuore per dialogare poi coi colori in toni distesi e gesti pacati con la dolcezza che si ha dopo un pianto).
Intorno alla metà degli anni sessanta l'ardore di Beconi, dopo la concitazione del ciclo di Stazzema e l'energica scarica vitale che l'esecuzione di quelle opere dové comportare, sembra concentrarsi in immagini di risentita potenza materica: come a trovare un approdo di certezza nelle forme del visibile dopo il tragico rivolgimento interiore che il ciclo ha rappresentato.
Certa spoliazione dell'immagine, senza dubbio già propria alle opere di Stazzema, raggiunge ora un suo preciso senso di poetica assente ad un esplicito contenuto drammatico, ma drammatica essa stessa per elezione di una forma essenziale, che rifiuta come improbabile l'integrità anatomica della figura. Mi pare un punto chiave questo, dell'arte di Beconi, di aver rinvenuto non una sigla espressiva ma una modalità immaginativa della figura che resiste alla pressione dello spazio, e anzi si afferma nella perentorietà del gesto espressivo.
Non è un caso che molte delle figure di Beconi manifestino uno strappo come di grido, che avanzino in corsa fendendo lo spazio, o s'aggrappino tenacemente ad un argine come a resistere ad un vento.
C'è una capacità in Beconi di conferire piena plasticità sia all figura sia allo spazio che lo contiene. Ciò spiega a dovizia la sua grande qualità di paesaggista laddove riesce a dar corpo anche alle più sfuggenti materie naturali.
Beconi è un pittore complesso, appare non pago di quella perizia tecnica che possiede a dovizia, e inverte la rotta ogni qualvolta il suo percorso sembri scontato.
Ciò spiega anche la sua curiosità per la scultura, che ha accompagnato gran parte della sua vicenda: come una verifica di un fare che è plastica e colore insieme, dacché nelle stesse forme scolpite volume e cromia spesso si accompagnano come dialettica tra una terza dimensione, e un'illusione che di quella il colore si fa interprete.
Ancor più che in pittura Beconi appare nella scultura un "autodidatta", nel senso più eletto del termine: come un artista cioè, che ha percorso strade sue proprie, trasferendo talora nella plastica i temi della pittura. Ma più spesso reinventando in versione del tutto originale modi e forme che furono dei rilievi greci, del modellato etrusco, delle anonime espressioni popolari dei frontoni medioevali.
Ma Beconi scultore ha una storia complessa, che comprende anche la creazione di rilievi di tematica civile.
Il pittore Beconi come sempre diviso tra tenerezza e violenza, neppure in questi quadri recenti sembra rinunciare a dirci una parola sul destino che intravede per l'uomo odierno: ed è un presagio di disfatta insieme ad una tenace fiducia nei valori di contemplazione e di poesia.